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Il welfare aziendale e la previdenza complementare

Il welfare aziendale e la previdenza complementare

Welfare on Demand - Welfare e previdenza complementare

La pensione: un miraggio e un obiettivo apparentemente irraggiungibile per la maggior parte degli italiani

La pensione è diventata un miraggio per la maggior parte delle persone.
L'età pensionabile è attualmente fissata a 67 anni, e non è detto che non salga ancora con l'aumentare della prospettiva di vita della popolazione.
Inoltre, il passaggio al metodo contributivo per il calcolo dell'assegno di pensione, comporta una diminuzione notevole degli importi cui le persone avranno diritto una volta ritirate dal lavoro.

Il ricorso alla previdenza complementare

Ecco perché sempre più persone decidono di ricorrere alla previdenza integrativa, ovvero fondi di previdenza privati. Il legislatore ha incentivato molto il sistema della previdenza complementare con l'obiettivo di far sì che il sistema privato di previdenza integri la previdenza pubblica e garantisca un assegno tale da garantire una vita dignitosa alle persone che si ritirano dal lavoro.
Per i dipendenti c'è la possibilità di destinare il proprio TFR alla previdenza complementare, permettendo una tassazione agevolata su tali somme. Oltre a questa possibilità  c'è anche quella di aggiungere altra liquidità per aumentare l'importo dell'assegno che si riceverà una volta che si andrà in pensione.

Cosa prevede la normativa

La normativa prevede che il credito welfare possa essere destinato, tutto o in parte, al Fondo Pensione.
I contributi versati alla forma di previdenza complementare sono deducibili dal reddito di lavoro dipendente entro il limite massimo di 5.164,57 euro all’anno come previsto dall'art. 8 del D.Lgs 252/2005.
Tale limite include sia i contributi versati dal lavoratore, sia le somme versate per eventuali familiari a carico.

La previdenza complementare e il welfare aziendale

La previdenza è uno degli ambiti del welfare aziendale che può godere della completa detassazione e decontribuzione.
All'interno di un piano di welfare si può introdurre la possibilità, per i dipendenti, di parte o tutto del proprio credito welfare, in forma di versamenti ai fondi di previdenza complementare, sfruttando l’esenzione totale prevista dalla normativa.
Un dipendente potrebbe quindi decidere in autonomia di versare l'intero premio di produzione al suo fondo di previdenza, oppure ancora parte del proprio credito alla forma di previdenza complementare scelta e utilizzare la restante per altre necessità familiari.
L'intera cifra versata al fondo di previdenza integrativa sarebbe completamente detassata e non sarebbe soggetta ad alcuna forma di contributo.
Il dipendente, in questo modo, si garantirebbe il reinvestimento del risparmio contributivo e fiscale nella propria pensione, e in questo modo, anche i giovani e i giovanissimi che si affacciano al mondo del lavoro, possono essere un po' meno incerti sul loro futuro.
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