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Smart working e welfare aziendale

Il Welfare su misura

Smart working welfare aziendale
Il termine smart working sicuramente è sulla bocca di tutti da quando nel corso del 2020, improvvisamente, tutti coloro che ne avevano la possibilità si sono trovati a lavorare in casa e non in ufficio.
Va chiarito subito che lo smart working inteso come lo conosciamo oggi non è davvero “Smart”.
Le iniziative promosse sull’onda della crisi sanitaria sono definibili come home working, o telelavoro.
Lo smart working dovrebbe essere molto di più.
Essere un lavoratore smart dovrebbe significare avere autonomia, rispetto al lavoro e rispetto agli orari, con notevoli vantaggi dal punto di vista della conciliazione vita lavoro.
E’ interessante, oggi, alla luce di quanto successo, leggere uno studio effettuato nel 2019 della School of Management del Politecnico di Milano sul fenomeno dello smart working che ne studiava la diffusione.  Si stimava nel 2019 che gli smart worker in Italia fossero 570.000, con un incremento del 20% sull’anno precedente. Il 31% degli smart worker considerati si dicevano pienamente soddisfatti del rapporto con i colleghi, contro un 23% degli altri lavoratori.
I benefici dell’introduzione di un sistema di Lavoro Agile all’interno delle aziende sono dati, sempre secondo la ricerca sopra citata, per la maggior parte dei lavoratori da una migliore conciliazione tra vita e lavoro, una maggiore autonomia personale e da una maggiore soddisfazione lavorativa. D’altro canto però, i lavoratori lamentano come possibile criticità al lavoro smart, una percezione di isolamento, un maggior numero di distrazioni esterne e difficoltà comunicative da remoto, problemi che con il lavoro forzato da casa, senza un sistema “ibrido” casa/azienda, non possono far altro che aumentare.
Lo Smart Working due anni fa, era appannaggio quasi esclusivo delle grandi aziende, le quali dichiaravano di introdurre lo strumento del lavoro agile per un miglioramento della conciliazione vita lavoro, un aumento dell’engagement e per l’attrazione dei talenti e per promuovere una nuova cultura orientata al raggiungimento degli obiettivi.
Lo stesso studio pubblicato nel mese di maggio del 2021, riporta che nel 2020 i lavoratori da remoto siano stati 6.580.000, un numero corrispondente ad un terzo circa di tutti i lavoratori dipendenti presenti in Italia.  Si stima che nella Nuova normalità” sarà comunque altissimo il numero di lavoratori che avrà accesso a politiche di lavoro agile e, per far sì che questo accada, le aziende dovranno, prima di tutto aumentare il numero di giornate di lavoro da remoto possibili per ogni lavoratore. Inoltre, sarà fondamentale ampliare il numero di smart worker, includendo anche figure professionali che finora erano state escluse da tali politiche.
Nel post pandemia sarà anche fondamentale che le aziende ripensino gli spazi di lavoro per favorire la collaborazione tra le persone, per i lavoratori che si recheranno negli uffici per lavorare.
 
Ma come è possibile conciliare lo Smart Working e le politiche di Welfare aziendale?
Potrebbero essere previste misure economiche o strumenti di welfare per supportare l’attività di lavoro a distanza, come l’introduzione di un voucher per l’acquisto di strumenti per il lavoro a distanza del dipendente, oppure, ancora, per l’acquisto di strumenti per i figli impegnati con la didattica a distanza.
Potrebbe anche essere prevista l’introduzione di una politica di welfare in ottica di supporto alla genitorialità come politica di aumento del benessere dei dipendenti con figli.
Politiche di Smart working e welfare aziendale possono essere implementate all’interno di una azienda, al di fuori dell’ottica emergenziale che ci ha accompagnato nell’ultimo anno, concedendo ai propri collaboratori la possibilità di gestire con maggiore autonomia tempi e spazi di lavoro.
Un’intervento di questo tipo, non solo offre ai dipendenti un aumentato senso di fiducia, ma contribuisce anche ad aumentarne la produttività, come riporta lo studio del Politecnico di Milano già citato, di circa il 15%-20% . In tal senso, la portata di interventi simili avrebbe un impatto enorme sull’intero sistema impresa. Se iniziative di smart working si estendessero ad almeno il 70% della platea potenziale in Italia (circa 5 milioni di persone), ci sarebbe un incremento della produttività quantificabile in circa 13,7 miliardi di euro.
Se la produttività aumenta, però, il vantaggio non è solo dell’azienda, ma anche del dipendente. Alcune ricerche ipotizzano che più si diventa produttivi, più aumentano le possibilità di avere, in prospettiva, un reddito più alto. Uno studio dell’Università del Kent, nel Regno Unito, sostiene che la flessibilità aumenta le possibilità di accrescere il proprio reddito in nome della maggiore produttività garantita. Inoltre, le politiche di smart working generano una consistente riduzione dell’assenteismo. Sono, infatti, tra le altre cose, necessarie meno ore di permesso per poter adempiere ai principali compiti da svolgere assentandosi dal lavoro.
Politiche di lavoro agile aiutano a superare la visione della “timbratura del cartellino”.
Ponendosi come obiettivo e parametro non solamente le ore lavorative, bensì il raggiungimento di obiettivi fissati, che devono essere certi e misurabili, poter gestire la giornata lavorativa in modo flessibile può aiutare a raggiungerli meglio.
Sulle politiche di welfare aziendale già in essere in azienda, l’adozione di politiche di smart working deve portare ad un radicale ripensamento.
Le aziende, intese come luogo fisico, specialmente quelle più strutturate, in quanto luogo della prestazione lavorativa, sono state da sempre pensate come il centro delle politiche del benessere aziendale. La cura degli spazi per renderli più accoglienti, i benefit quali asili nido aziendali, palestre aziendali e luoghi di interazione tra i lavoratori posti all’interno o nei pressi della sede dell’azienda, gli abbonamenti al trasporto pubblico, andranno sicuramente rivisti nell’ottica di implementazione di politiche di lavoro agile strutturali. Le aziende potrebbero trovarsi quindi nella necessità di impostare sistemi di welfare aziendale più periferici, di prossimità ai propri lavoratori.
Ecco quindi che diventa fondamentale il ruolo di una piattaforma di welfare aziendale che abbia come focus principale la territorialità e offra la possibilità di poter convenzionare i fornitori di servizi welfare sul territorio, non solamente delle aziende, ma anche sui territori dei lavoratori.